Responsabilità della struttura ospedaliera per malpractice medica in sede di follow up e risarcibilità del danno differenziale

di Nadia Busca -

Il Tribunale di Firenze, con sentenza del 3 dicembre 2021, si è occupato di una vicenda attinente alla responsabilità professionale della struttura sanitaria.

Nel caso di specie un uomo affetto da varie patologie (tra cui un glaucoma, diabete e cardiomiopatia), dopo essere stato sottoposto ad un intervento di Lasik, ha riportato un peggioramento della vista ed un rilevante incremento della pressione oculare.

Essendo intervenuto il decesso del paziente nel corso del procedimento ex art. 696 bis c.p.c per cause non correlate alla vicenda di malpractice medica, gli eredi sono subentrati nella causa instaurata nei confronti dell’ente ospedaliero, avanzando istanza di risarcimento dei danni subiti dal de cuius per il peggioramento della vita a causa di una minore autonomia personale, oltre che relazionale e lavorativa, ed istanza di risarcimento dei danni patiti iure proprio per i patimenti e le sofferenze vissute in veste di congiunti.

Il CTU incaricato se da un lato ha rilevato che l’indicazione della correzione chirurgica mediante Lasik è stata correttamente individuata in ragione del maggior rischio di ulteriori e diverse complicanze connesse a qualsiasi altra tipologia di intervento intraoculare e che l’intervento in parola è stato correttamente eseguito nel rispetto delle leges artis, dall’altro ha riscontrato che la rara complicanza insorta nel decorso post operatorio, benché non imputabile a malpractice chirurgica, sarebbe potuta essere gestita tramite una corretta gestione della fase di follow up. Pertanto, avendo riscontrato un nesso di causalità tra l’intervento e la complicanza, il consulente ha concluso che l’omissione colposa di una valida terapia post-operatoria ha comportato un’invalidità temporanea maggiore di quella che sarebbe conseguita se la complicanza fosse stata adeguatamente curata.

In ordine al danno risarcibile il giudice ha rilevato che, secondo il principio dell’id quod plerumque accidit, anche ove il paziente non fosse stato sottoposto all’operazione di Lasik, si sarebbe inevitabilmente verificato un peggioramento delle patologie preesistenti tale da influire negativamente sul relativo stato di salute. Di conseguenza, come statuito dalla più recente giurisprudenza di legittimità, ai fini della definizione del danno differenziale risarcibile è stato necessario eseguire una monetizzazione dei punti percentuali di invalidità complessiva finale accertata, sottraendo a tale importo il valore monetario dei punti percentuali relativi all’invalidità preesistente e della quale, pertanto, il paziente sarebbe stato portatore ove l’illecito non si fosse verificato. In altre parole, in presenza di patologie permanenti anteriori all’errata prestazione sanitaria, l’importo monetario corrispondente al danno biologico provocato da malpractice medica è dato dalla differenza fra le conseguenze negative complessivamente patite e quelle che il paziente avrebbe comunque dovuto tollerare a causa delle pregresse patologie.

Infine, essendosi verificato il decesso del paziente in corso di causa, il giudice di prime cure, rifacendosi ai principi regolatori della materia, ha ribadito che nella determinazione del quantum risarcibile iure hereditatis per danno biologico di un congiunto opera sempre il parametro della durata effettiva della vita della persona interessata, ovverosia ciò che rileva è il lasso di tempo nel corso del quale il soggetto ha dovuto sopportare la menomazione e non la durata ipotetica della vita residua.

In forza di tali considerazioni, il Tribunale di Firenze ha condannato l’ente ospedaliero al risarcimento iure hereditatis del danno biologico differenziale patito dal paziente ed ha escluso la risarcibilità del danno biologico parentale iure proprio lamentato dei congiunti, tenuto conto che l’aggravamento delle condizioni di salute del paziente sono dovute solo in parte all’intervento di Lasik, il quale peraltro nulla ha a che vedere con il decesso dello stesso.

Trib. Firenze 3 dicembre 2021