Differenza tra causa del danno ed evento dannoso nelle infezioni nosocomiali: corretta interpretazione della CTU e adeguata rappresentazione degli argomenti a sostegno della responsabilità della struttura socio -sanitaria

di Patrizio Cataldo -

Un paziente veniva sottoposto presso una clinica veneta ad un intervento di protesi al ginocchio e, dopo l’operazione, veniva riscontrata un’infezione causata dallo stafilococco epidermidis, dalla quale originavamo postumi di natura permanente.

L’assistito, congiuntamente alla moglie e ai figli, adiva in giudizio la struttura sanitaria chiedendo al Tribunale di condannare la clinica al risarcimento dei danni conseguenti all’infezione contratta dal paziente.

Il Tribunale, con una decisione successivamente confermata dalla Corte di Appello di Venezia, riteneva la casa di cura responsabile dei danni subiti dal paziente sull’assunto che l’infezione avesse avuto origine all’interno della clinica e quantificava il risarcimento in Euro 225.000 circa, rigettando le domande proposte dai prossimi congiunti.

La Corte di Cassazione, accogliendo il primo motivo di ricorso presentato dalla clinica, ha cassato la sentenza di merito per omessa motivazione e omesso esame. Infatti, secondo la Suprema Corte, la CTU svolta nel giudizio di merito ha dato atto che l’infezione si è manifestata durante l’intervento ma ha altresì chiarito che, in base alla natura del batterio, essa non poteva essere attribuita ad una situazione ambientale della casa di cura essendo, molto probabilmente, correlata ad un batterio già presente nel paziente prima dell’operazione.

In sostanza il CTU ha escluso che l’infezione fosse imputabile alla struttura sanitaria mentre il giudice di merito, valorizzando esclusivamente la circostanza che l’infezione fosse sorta durante in sede di intervento chirurgico, e quindi focalizzandosi sul solo evento di danno, ha ritenuto l’ente responsabile della genesi della patologia senza tenere conto della causa del danno rappresentata dal consulente tecnico d’ufficio.

La Corte di Cassazione ha considerato  l’argomento utilizzato dalla sentenza della Corte di Appello per affermare la responsabilità della clinica privo della sua parte essenziale e frutto di un fraintendimento, avendo omesso di indicare su quali basi la clinica dovrebbe rispondere di un’infezione non propagatasi dal suo ambiente ma dovuta a batteri già presenti nel paziente.

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