Errato approccio diagnostico-terapeutico e responsabilità del medico oculista

di Chiara Paris -

Il Tribunale di Fermo ha accolto la domanda di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali presentata da un paziente per comprovata negligenza medica.

Nel caso di specie, l’attore si era rivolto alla struttura sanitaria convenuta per curare un deficit visivo. Un anno dopo, nonostante fosse stata prescritta una terapia farmacologica e fosse stato eseguito un intervento chirurgico, la condizione clinica del paziente era degenerata in maniera grave e irreversibile, tale da determinare la perdita della vista dell’occhio destro.

Il paziente ha quindi citato in giudizio l’ospedale e il medico intervenuto, lamentando l’errata diagnosi della malattia da cui era affetto.

Il Tribunale ha rilevato la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, in solido con quella medico convenuto, affermando il principio secondo cui la «struttura sanitaria presso cui opera il medico è chiamata a rispondere in via contrattuale del danno subito in ragione del contatto sociale instauratosi tra paziente e la struttura stessa» (viene pertanto accolto l’orientamento secondo cui deve essere applicata la disciplina previgente ai fatti accaduti prima dell’entrata in vigore della L. n. 24/2017 – c.d. Legge Gelli).

Per quanto riguarda l’onere della prova, il giudice ha accolto l’orientamento della Suprema Corte secondo cui «l’attore deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o del contratto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare qualificate inadempienze, astrattamente idonee a provocare (quale causa o concausa efficiente) il danno lamentato, rimanendo, invece, a carico del debitore convenuto l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante».

La consulenza tecnica ha evidenziato che, fin dalle prime visite, il medico aveva tenuto “un approccio diagnostico-terapeutico incongruo”, non effettuando una valutazione dello stato di avanzamento della malattia glaucomatosa e non inviando il paziente presso un’idonea struttura ospedaliera per ulteriori accertamenti, nonostante il paziente avesse lamentato che la terapia farmacologica prescritta non aveva dato alcun beneficio. Sicché l’intervento chirurgico effettuato non è valso ad evitare una grave e irreversibile degenerazione consistente nella perdita della vista da un occhio.

Per tali ragioni il Tribunale ha condannato le parti convenute al risarcimento del danno subito dal paziente sotto il profilo del danno patrimoniale e non, decurtando la somma corrispondente al valore del deficit visivo di cui il paziente era già sofferente al tempo in cui egli si era rivolto alla struttura sanitaria convenuta.

Trib Fermo n. 416 -2019 (1)