Danni da perdita di chance per omessa diagnosi

di Stefano Corso -

Con sentenza 7 aprile 2017 il Tribunale di Frosinone ha modo di affrontare e approfondire, tra i vari aspetti della responsabilità medica, quelli relativi alla perdita di chance.

Nel caso di specie, un paziente, recatosi più volte nel giro alcuni mesi all’ospedale a causa di forti dolori all’addome, inizialmente era dimesso e poi veniva sottoposto ad intervento chirurgico di resezione polare superiore del rene sinistro. Solo a seguito di tale intervento veniva trovato affetto da cancro del surrene, con metastasi ai polmoni e al cervello e, successivamente, moriva. La moglie, la madre e i tre fratelli – eredi del defunto – agivano allora nei confronti dell’azienda ospedaliera domandando il risarcimento dei danni iure hereditatis e iure proprio.

Il Tribunale, considerando che la diligenza richiesta al medico non è solo quella del “buon padre di famiglia” di cui all’art. 1176 comma 1° c.c., ma anche quella richiesta al debitore qualificato ex art. 1176 comma 2° c.c., che comporta il rispetto di tutte le regole che costituiscono il bagaglio dell’ars medica, ravvisa nel caso in esame la negligenza e la imprudenza dei medici radiologi, i quali si sono resi responsabili del grosso errore diagnostico che portò a non rilevare subito la grave patologia di cui il paziente era già affetto e a scelte chirurgiche e terapeutiche inadeguate incidenti in modo rilevante sulle sue qualità ed aspettative di vita. Ma osserva anche che la corretta prestazione medica, con tutti gli accertamenti diagnostici omessi, non avrebbe né con certezza, né alla luce del criterio del “più probabile che non” impedito l’evento morte.

Perciò rigetta la domanda di risarcimento del danno derivante dalla perdita del congiunto e accoglie quella relativa al risarcimento del danno da perdita chance, condividendo sul punto il principio affermato dalla Corte di Cassazione secondo cui: «in tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, integra l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, allorché abbia determinato la tardiva esecuzione di un intervento chirurgico, che normalmente sia da praticare per evitare che l’esito definitivo del processo morboso si verifichi anzitempo, prima del suo normale decorso, e risulti inoltre che, per effetto del ritardo, sia andata perduta dal paziente la chance di conservare, durante quel decorso, una migliore qualità della vita nonché la chance di vivere alcune settimane od alcuni mesi in più, rispetto a quelli poi effettivamente vissuti» (Cass. 18/09/2008, n. 23846).

Il danno non patrimoniale da perdita di chance viene liquidato dal giudice, con valutazione equitativa ex art. 1226 c.c., nei seguenti termini: euro 60.000,00 per la moglie ed euro 15.000,00 ciascuno per i fratelli e la madre, per un totale di euro 120.000,00.

Trib. Frosinone, 7 aprile 2017

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