Carenze organizzative e danno erariale da mancato introito di ticket cd. bianchi

di Maria Grazia Peluso -

Con sentenza del 7.10.2019 la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Lombardia, si pronuncia in merito ad una fattiaspecie di danno erariale da mancato introito di ticket sanitari per prestazioni in cd. codice bianco.

Nel caso di specie, la magistratura contabile veniva chiamata a decidere in merito ad un danno pari a 229.615,00 euro per crediti relativi al periodo 2003-2005, mai riscossi e ormai prescritti. La responsabilità di tale ammanco veniva contestata dalla Procura erariale al dirigente responsabile dell’U.O. Convenzioni e Marketing; alla coordinatrice e referente della S.S. Sistemi di Accesso, Convezioni e Libera Professione; al dirigente dell’Unità Gestione Risorse Economico-Finanziarie e al direttore amministrativo, per non avere posto in essere misure organizzative idonee ad un puntuale monitoraggio dei ticket non immediatamente saldati dai pazienti, per non aver effettuato un minimo controllo su quanto effettivamente incassato né aver adottato misure idonee all’interruzione della prescrizione dei relativi crediti.

Le difese di tutti convenuti, eccependo l’estraneità delle mansioni di costoro ai compiti di controllo e riscossione dei ticket, evidenziavano come non fosse comunque ad essi ascrivibile alcuna condotta colposa, a fronte della mancanza di idonei strumenti informatici che permettessero un raffronto tra le prestazioni in codice bianco eseguite, i crediti riscossi e quelli ancora insoluti; quanto al direttore amministrativo si evidenziava come le mansioni di quest’ultimo si limitavano ad un generale dovere “strategico” di vigilanza e di controllo.

Il Collegio, respinte tutte le eccezioni preliminari, riteneva nel merito non fondate le argomentazioni circa le difficoltà tecniche di monitoraggio dei pazienti morosi dovute alla mancanza di un software gestionale a questo preposto. La Corte dei Conti, come già affermato in tema di previa debenza del ticket (Corte Conti, sez. Calabria, 26.1.2016, n. 1; sez. Calabria, 9.5.2018, n. 68; sez. I App., 24.9.2018, n. 361), chiarisce infatti come il rispetto delle prescrizioni della delibera regionale n. 11534/2002 – la quale dispone la consegna del referto solo a seguito di verifica circa l’avvenuto pagamento dei pazienti – avrebbe “a monte” evitato rischi di prescrizione di crediti non recuperati in quanto «lo scambio referto-pagamento doveva essere necessariamente contestuale e senza possibili scelte alternative». Qualora poi si fosse comunque provveduto alla consegna – censurabile in quanto illegittima – del referto, l’assenza di strumenti telematici non può in alcun modo essere ritenuta una giustificazione alla colposa disorganizzazione nella gestione della “cosa pubblica”, potendo e dovendo quest’ultima essere condotta con altri elementari strumenti anche analogici.

Del pari irrilevanti vengono ritenute le doglianze del direttore amministrativo circa la peculiarità dell’allora contesto aziendale. Si evidenzia, infatti, come in ogni realtà amministrativa intervengano momenti di eccezionalità e straordinarietà del carico di lavoro, ma ciò non può dispensare dall’espletamento delle ordinarie incombenze, a maggior ragione se, come nel caso di specie, le stesse si limitano a minimali accorgimenti organizzativi. A ciò aggiungendosi, infine, l’evidenza di una mancata doverosa vigilanza dei vertici, la quale, lungi dal dover essere meramente contemplativa delle altrui inerzie, doveva tradursi in solleciti ed eventuali iniziative disciplinari nei confronti dei dirigenti e funzionari sottordinati.

La Corte dei Conti, pertanto, ritiene che la responsabilità del danno contestato non derivi dalla mancata adozione di sistemi di monitoraggio, né dal successivo omesso recupero dei crediti poi prescrittisi, quanto piuttosto, «quale iniziale e assorbente serie causale autonoma e sufficiente», dalla consegna dei referti senza la verifica del previo pagamento dei relativi ticket, difettando un’organizzazione della struttura e del personale a ciò preposto e rinvenendo così una colpa grave in tale condotta omissiva. Il Collegio ritiene dunque unicamente responsabili, accanto al direttore amministrativo, il vertice dirigenziale del Pronto Soccorso, il direttore sanitario e il direttore generale, non citati, condannandoli al risarcimento del danno erariale – quantificato in € 229.615,00 – nella misura del 25% ciascuno.

Corte dei Conti, sez. Lomb., 7 ottobre 2019, n. 245, est. Tentore